Noyz Narcos – Underground Rap Star

dicembre 17, 2009

Non c’ho niente di valore addosso
piove sangue e il cielo rosso
pare che mi cascano i palazzi addosso
sono all’angolo e c’ho i cazzi scritti in viso
passi per gli spiazzi, a sprazzi vedi l’inferno farsi il paradiso
vedi tutto nero e il cielo intriso che si spacca in quattro
vedi solchi aprirsi sull’asfalto e sono tutto fatto
è l’una e mezza e ho mezza canna d’erba spenta in bocca
il cuore mi si spezza, questa è la mia merda e non si tocca!!
Noyz Narcos!! stringo mani e batto 5 ovunque vado
a te ti spaccano la faccia solo perchè m’hai fissato
quello che ho iniziato spigne e parla chiaro
un naso fratturato a chi mi fotte dietro
Narcos Rap..il più tetro!
Centocelle San Pietro senti un tuono non mi dire un cazzo
dammi i soldi e dimmi solo quando suono
chekkami sul tempo e dammi 500
io quando vengo..vengo a famme male sennò manco entro
nella pozza dei piranha
sono il primo che si bagna
metto la mia faccia dentro l’hardcore sulla traccia
dètto legge spacco vetri e..volano le schegge dentro gli occhi vostri
aprimi il cervello stai cercando i mostri?
stronzi io non mi vendo pe du lire come fanno tutti
scrivo per la gloria e per i ceti brutti autodistrutti
non mi stupisco..fumo erba e tossisco
sulla traccia secco io ti demolisco
sulle major piscio
incido il quinto disco
rappresento l’underground rap di Cristo!!
metto un cazzo di paletto nel cervello dei b-boy che siete
Noyz nella casa..su le motoseghe!!
vivo al limite perchè è più facile morire presto
che affrontare tutto questo
sono io..che ci resto
spingo un tasto e mando in onda
dalla prima alla seconda
dalla tre alla sette e metto l’otto..di sponda!!
mischia droghe e guarda il club che ti esplode
fuori dal locale..Truceklan del male fuori dalle mode
che ti pija..serra a tre mandate la manija
fotti la famija più potente
faccia sulla grija ardente!!
carbonizza un corpo fatto a pezzi dentro l’immondizia
schizza sangue ho il cazzo che mi strappa le mutande
non dò niente perchè
non c’ho niente per me
immagina che l’ultima pagina non c’è!!!

 

ARANCiA MECCANiCA

dicembre 17, 2009

cover
Alexander DeLarge è il capo di una banda di “drughi”[2], teppisti che trascorrono le notti a rapinare e torturare persone nelle loro case, a pestare barboni e a scatenare feroci lotte con bande rivali. Alex vive con i genitori, ed è seguito dal signor Deltoid, un ispettore giudiziario minorile che controlla disperatamente le sue mosse. Due sono le cose che Alex adora: l’«esercizio dell’amata ultraviolenza» e Beethoven, che chiama affettuosamente «il Ludovico Van». Alex ed i suoi drughi amano ritirarsi di tanto in tanto al Korova Milk Bar, dove viene servito il “Latte Più”, cioè latte rafforzato con droghe come la mescalina che accentua la loro voglia di violenza e barbarie. I modi di fare di Alex sono crudi ed egoisti, talmente egoisti che i suoi compagni iniziano a sentirsi troppo comandati a bacchetta e si domandano cosa veramente rimanga loro in mano dopo le loro scorribande; decidono perciò di ribellarsi e di ridimensionare la figura di Alex, ma vengono fisicamente puniti dal loro leader, che non intende perdere la propria posizione di supremazia. Poco dopo la punizione inferta, George, uno dei drughi, parla ad Alex di una sua idea, e cioè effettuare una rapina nella casa di un’eccentrica collezionista d’arte (ufficialmente direttrice di un “centro dimagrante”, più plausibilmente maitresse di una casa d’appuntamenti). Alex si presenta alla porta di ingresso chiedendo di poter entrare per usare il telefono, dato che un suo amico è stato vittima di un incidente stradale (trucco utilizzato anche in una precedente scorribanda). Questa scusa non convince l’eccentrica, la quale non gli apre la porta ed avverte la polizia. Il giovane Alex si fa strada entrando attraverso una finestra aperta al primo piano, fino a sorprendere la vecchia. Inizia una buffa scena di lotta tra i due, dove la vecchia tenta di difendersi con un soprammobile e Alex la minaccia divertito con un grosso pene di ceramica, curiosa opera d’arte, trovata su un mobile. Alex uccide la donna con quello inusuale strumento, sbattendoglielo in faccia e tenta la fuga. I suoi drughi sono fuori ad aspettarlo, ma uno di loro lo ferisce al volto spaccandogli una bottiglia di latte in faccia, facendolo cadere a terra e accecandolo temporaneamente. La polizia arriva e lo arresta con l’accusa di omicidio. Portato in carcere, Alex si sente come una preda tra predatori, tra uomini più violenti di lui, ecco che cerca di rigare dritto accaparrandosi le simpatie del prete della prigione, imparando a memoria versi della Bibbia. Lì viene a conoscenza dell’iniziativa del nuovo Governo in carica, che promette la scarcerazione immediata, a patto che ci si sottoponga ad un innovativo programma di “rieducazione”, il Programma Ludovico. Senza fare troppe domande, accetta tutte le condizioni e viene trasferito in un luogo popolato di medici in cui viene costretto a vedere scene di violenza su uno schermo, mentre gli effetti di una sostanza iniettata poco prima cominciano a fargli provare un dolore fortissimo ed una sensazione di «morte da soffocamento», come puntualizza il conduttore dell’esperimento. In questo modo, nel giro di due settimane viene completamente condizionato a provare quella stessa sensazione di soffocamento e dolore di fronte a qualsiasi stimolo evocato nei film che aveva visto: violenza, sesso e la Nona Sinfonia di Beethoven che faceva casualmente da sottofondo in un documentario nazista. Alex viene liberato ed il Governo esalta il Programma Ludovico, salutandolo come soluzione ai problemi della criminalità violenta e del conseguente affollamento delle prigioni. Ma Alex non ha cambiato la sua natura: è semplicemente condizionato, prova nausea e dolore quando tenta anche solo di reagire ad una violenza, e si ritrova in una società estranea: i genitori hanno affittato la sua stanza, i suoi vecchi compagni sono diventati poliziotti («per dei vecchi Drughi come noi, il lavoro più adatto è questo»), e le sue vittime si vendicano. Al centro ormai di un caso politico, e trasformato nella vittima perfetta, incapace di esercitare il libero arbitrio, lo sfortunato Alex, dopo essere stato torturato dai suoi vecchi “drughi”, bussa alla porta dello scrittore torturato da lui stesso anni prima. Egli, avendo capito chi si era presentato alla sua porta, chiama dei cospiratori politici che pongono al giovane ex capo drugo delle domande per far cadere il governo attuale (a riguardo della Cura Ludovico) e, dopo aver avuto le risposte desiderate, lo inducono al suicidio attraverso la tanto amata Nona Sinfonia di Beethoven. Malconcio, e di nuovo tra i medici, si risveglia da un sonno profondo nel quale, si lascia intendere, qualcuno ha tentato di de-condizionarlo («quand’ero tutto a pezzi, mezzo sveglio e inconscio, quasi…facevo quel sogno, sempre: tutti questi dottori che pasticciavano pensosi con il mio Gulliver, il mio cervello…»). Riceve la visita del Ministro dell’Interno che, preoccupato per lo scandalo causato dalla sua storia, si assicura che il ragazzo stia dalla sua parte. Alex torna a promettere, ad accettare tutte le condizioni, stringe la mano al Potere e viene colto da una visione: di nuovo sesso, di nuovo la sua adorata Nona e, stavolta, una Società che lo approva.

iL MiO PARERE SUL FiLM..

Arancia meccanica è, in genere, considerato un film sulla violenza. Secondo me, invece, il tema sul quale si focalizza il capolavoro di Kubrick è la libertà. Il giovane Alex, il protagonista, compie il male. Ma, poi, la società lo costringe a compiere il bene. La bontà, dice Kubrick, è una scelta. Quando è privato della libertà di scegliere, l’uomo non è più un uomo: sono queste le parole urlate dal cappellano della prigione di fronte al “miracoloso” ravvedimento del giovane assassino. Arancia meccanica è un apologo fantastico, un’opera strutturata in modo rigorosamernte simmetrico, nella quale Kubrick usa un linguaggio cinematografico corrosivo ed irriverente, volutamente eccessivo, mirando allo stomaco per arrivare alla testa. Per farlo si serve di una fotografia luccicante e fragorosa e di una colonna sonora che (come già in 2001-Odissea nello spazio) non commenta l’azione, ma “fa” l’azione. Ovviamente, tanto la tesi di fondo del film, quanto le modalità attraverso le quali è stata esplicitata sono ampiamente discutibili (ed, infatti, sono state oggetto di aspre polemiche). Sta di fatto che, ancora una volta, Kubrick è geniale nella sua assoluta originalità.

i RAGAZZi DELLO ZOO Di BERLiNO

dicembre 17, 2009

cover
La narrazione del film comincia quando Christiane già frequenta la discoteca Sound e vive nel quartiere disagiato di Gropiusstadt e salta a piè pari l’esperienza al centro luterano Haus der Mitte, in cui Christiane iniziò a consumare droghe. Dalla versione cinematografica sono del tutto assenti le descrizioni dei giorni passati da Christiane nei pressi di Amburgo dai suoi parenti. Il film, a differenza del libro, si chiude con la voce fuori campo di Christiane che dichiara di essere sopravvissuta grazie alla madre e al di lei compagno che, di forza, l’avevano trasportata ad Amburgo, lontano da Berlino. Pertanto nel film manca l’ultima parte della trattazione.

Il film è dedicato ai tre amici di Christiane che morirono di overdose in quegli anni, la cui storia è narrata nel libro: Babette Döge (morta il 19 luglio 1977), detta Babsi, Andreas W. (morto il 7 gennaio 1977) detto Atze, Lufo F. (morto il 22 gennaio 1978), e agli altri cui mancarono la forza e la fortuna per sopravvivere. Il film, come il libro, ha contribuito non poco a rendere nota nel mondo occidentale la piaga della prostituzione e della tossicodipendenza infantile. Tutto questo nonostante risulti più scarno e meno profondo del libro, soprattutto per quanto concerne l’assenza delle riflessioni di Christiane sulla società di quegli anni.

MiO COMMENTO AL FiLM..

iLl libroè molto più apprezzato del film. Chi ha letto il libro “accusa” il regista dei troppi tagli e di non aver reso la storia a dovere.
Io, avendo visto soltanto il film, l’ ho trovato molto chiaro.

RECENSiONE DEL FiLM “2012″

dicembre 17, 2009

cover
Diretto da Roland Emmerich (lo stesso di “Indipendence Day” e “The Day After Tomorrow”) “2012” è un disaster movie ispirato alla presunta profezia Maya che vedrebbe verificarsi la fine del mondo appunto il giorno 21 dicembre dell’anno 2012. In “2012” ci troviamo dapprima nel 2009: il Professor Adrian Helmsley – grazie all’aiuto di un collega indiano – viene a conoscenza di alcune tempeste solari di fortissima intensità che minacciano le sorti dell’intero pianeta. Decide di avvertire autorità ed istituzioni ma il suo appello rimane inascoltato. Nel 2011 si scopre che l’imminente disastro viene in realtà tenuto segreto dai governi che scelgono di non avvertire la popolazione mondiale ma di organizzare un piano di evacuazione che aiuti a salvarsi – tramite delle ultramoderne arche di Noè – solo i vertici politici, gli scienziati e i potenti del pianeta… “2012” è una sorta di “disaster movie dei disaster movie”. Guardando il film, insomma, si ha l’impressione di rivedere tutte le scene di catastrofi di pellicole precedenti messe insieme in un unico – davvero paradossale ed esageratamente in-credibile – racconto. Da “Titanic” a “Poseidon” agli stessi “Indipendence Day” e “The Day After Tomorrow”, i riferimenti ci sono tutti. Il risultato però non è positivo. Di fatto ogni scena ci sembra già vista esattamente con gli stessi codici, le stesse tecniche e identiche idee. 

Chapeau ovviamente per quanto riguarda gli effetti speciali nelle scene di distruzione del pianeta, dal crollo dell’intera città di Los Angeles a quello di San Pietro in Italia, ma inutile dirlo, per fare davvero grande un film gli effetti speciali – per quanto speciali possano essere – non bastano. iL MiO PARERE PERSONALE..

“2012″ è un film che ha di positivo l’ incredibile qualità degli effetti speciali. La ricostruzione della genesi che porta alla Catastrofe è accettabile. Evidenzio il poco coraggio del regista tedesco che stranamente fa vedere il crollo dei soli simboli cristiani (il Redentore di Rio, la Cupola di San Pietro del Vaticano), sorvolando su quelli delle altre fedi religiose. Non ipocrita è invece la prospettazione finale del film, dove viene evidenziata la circostanza che i pochi che si salvano sono ricchi e/o raccomandati: quello che nella realtà capita quasi sempre. In conclusione, nonostante le diverse lacune che caratterizzano le opere di Emmerich, “2012″ regala emozioni per buona parte del film.

novembre 18, 2009

STAGE

di Giorgia Gambini

Il mio stage l’ho fatto nell’azienda Sicur&Quality di Bologna, in via Marconi 47. Questa azienda si occupa della sicurezza sul lavoro e di controllo della qualità, come si potrebbe anche capire dal nome.

Ci sono stata solo 2 settimane, perché prima ero stagista in un’agenzia di viaggi dove (purtroppo) non mi facevano lavorare, perché dicevano che non studiando in una scuola turistica, i compiti che potevano farmi svolgere non erano idonei a ciò che comunque studio nella mia scuola, indi per cui ho cambiato e sono andata qui.

Pur essendoci stata poco tempo, ho appreso molte cose che so mi serviranno quando comincerò a lavorare.

Non c’era giorno in cui io non facessi niente, ed era questo che mi piaceva, perché stare senza far niente (a me personalmente) mi da noia.

Facevo di tutto; chiamavo varie aziende (di vari generi) per proporre un’offerta riguardo il decreto legislativo 81/08 che riguarda appunto la sicurezza sul lavoro, usavo il computer per aggiornare tabelle su Excel, andavo in posta, archiviavo e, dato che si erano appena trasferiti (prima avevano la sede in Via Indipendenza), c’erano giorni in cui si metteva apposto l’azienda.

Ho ricevuto molti complimenti, infatti mi hanno chiesto di riandarci nel prossimo stage e, magari, di andare a lavorare alla fine della scuola.


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